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[Utility] Gli errori più comuni nella stesura delle poesie






Bentrovati, miei adorati lettori!
Oggi inauguro la nuova rubrica UTILITY (che altro non è che la riedizione della precedente "Come fare a..." - clicca qui per leggere gli articoli precedenti) in cui scrivo di alcuni argomenti legati alla vita di tutti i giorni e, naturalmente, un super focus on su ciò che riguarda l'editoria. 
Queste guide non hanno nessuna pretesa, se non quella di far luce, con un po' di ironia e/o sarcasmo, sui problemi che affliggono tutti noi. 

Intanto vi auguro una buona lettura e, se lo desiderate, alla fine dell'articolo vi aspetto con un commento.


















Nell’ultimo periodo, ho avuto modo di valutare numerose poesie, ed ho notato alcuni errori/orrori – che d’ora in poi chiameremo, per semplificare, ERRORRORI (Crusca dove sei?) – che accomunano sia i grandi che i bambini e mi hanno fatto riflettere molto.



Dato che non sono un’insegnante (magari!) e non sono laureata in lettere (anche se ho scoperto che molti credono di sì – grazie, scriverò un articolo dedicato anche a questo argomento 😉) mi farò aiutare da qualcuno/qualcosa che ne sa più di me per le varie definizioni.



Quindi, secondo Wikipedia, che cos’è la poesia?



“La poesia (dal greco ποίησις, poiesis, con il significato di "creazione") è una forma d'arte che crea, con la scelta e l'accostamento di parole secondo particolari leggi metriche (che non possono essere ignorate dall'autore), un componimento fatto di frasi dette versi, in cui il significato semantico si lega al suono musicale dei fonemi. La poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere concetti e stati d'animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa, in cui le parole non sottostanno alla metrica.”



Grazie, Wiki, non avrei saputo trovare miglior spunto per introdurre il primo ERRORRORE.











ERRORRORE N.1 – MASCHERIAMO LA PROSA CON IL TASTO INVIO
Ovvero: Basta premere invio per classificare un testo come poesia? NO.




Scrivere l’equivalente di un’intera pagina di word con parole desuete (di cui parleremo dopo nel Punto 5) e degne di un poeta neoclassico altolocato non è il passe-partout per vincere facile.
Il perché è semplice da spiegare: quella che è stata scritta non è una poesia, ma una prosa mascherata dalla pressione del tasto invio della tastiera che, sovente, spezza anche le frasi di senso compiuto.


La prosa è disconnessa da qualunque regola metrica, non contiene versi né rime ed il suo contenuto è discorsivo.
Quindi che senso ha scrivere l’equivalente di un racconto breve, infarcirlo di paroloni per far desumere una sconfinata cultura personale e spezzare i periodi mandandone a capo metà senza un minimo di senso logico?


Il primo passo per diventare dei poeti di successo è l’autocritica.
Il secondo l’umiltà.
Il terzo è studiare le regole base della grammatica e della costruzione poetica.














ERRORRORE N.2 – L’ITALIANO SACRIFICATO SULL’ALTARE DELLE LICENZE POETICHE
Ovvero: Tutte quelle volte che ho pianto per la sintassi e l’ortografia brutalmente trucidati dalle penne e da word.





“Poiché la lingua nella poesia ha una doppia funzione di vettore sia di significato sia di suono e di contenuto sia informativo sia emotivo, la sintassi e l'ortografia possono subire variazioni (le cosiddette licenze poetiche) se questo è funzionale (non solo estetico) ai fini della comunicazione sia particolare sia complessiva.”


Wikipedia docet, nuovamente.



Che terreno ostico, quello della costruzione di un periodo che abbia un nesso logico ed abbinarci anche corretta sintassi ed ortografia.
Si sa, l’Italiano è una delle lingue più difficili e piene di verbi, avverbi, aggettivi, e chi più ne ha più ne metta.
Ma, ahimè, siamo nati in Italia e non in Inghilterra, dove la tavola dei verbi irregolari è quella che noi vorremmo (“choose – chose – chosen”) scegliere sempre ed invece ci tocca studiare tutte le infinite regole dei verbi, che possono essere coniugati in SETTE (7) diversi modi a seconda del tempo.
Forse adesso capisco perché, sempre più autori italiani, mettono i titoli in inglese ai propri libri e sempre più lettori leggono libri in key language.
È il metodo più facile, ma rispettare le regole che la nostra adorata lingua madre ci impone dovrebbe essere un motivo di orgoglio, una sfida in cui dovremmo buttarci a capofitto.


Purtroppo, però, non la pensiamo tutti così.
Specialmente alcuni poeti che, sull’altare della licenza poetica, sacrificano tutto il sacrificabile.


Ho visto la sintassi gravemente ferita, l’ortografia mutilata e la grammatica spirare sotto una pioggia di virgole che, come schegge, si sono abbattute sui periodi per spezzare quel poco che ancora rimaneva di una frase sensata.



Non è stato raro il mio coinvolgimento emotivo, tanto che, in alcuni casi nemmeno tanto sporadici, ho anche provato pena per il povero Italiano così brutalizzato.







Di esempi ne posso riportare a palate, ma quello su cui voglio soffermarmi adesso è il “perché” nella sua aferesi, che introduce proposizioni interrogative, causali o finali (es. ché non rispondi?; copriti ché fa freddo; te lo dico, ché non s’abbia a ripetere).
Se è nazionalmente noto che l’aferesi di “perché” elimina solo il “per” e poi il “ché” rimane uguale, perché l’ho visto scrivere come “che’ ”?
Sì, avete visto bene.
Quel maledetto apostrofo.
Quello che deturpa anche il “qual è”.



Altra cosa che mi ha fatto proprio imbestialire è stato il martirio di quelle povere interiezioni primarie, il cui loro unico delitto è stato di esprimere la vasta gamma di sentimenti, tra cui sorpresa o dolore.
Perché oggi mi soffermo sulla straziante distruzione dell’“Oh”.
Ed adesso qualche nefasto esempio, giusto per farvi aggiungere al corteo del carro funebre: “O che bella giornata”; “Oh cagnolino bello”.




Oh, vita ingrata!











ERRORRORE N.3 – LE RIME TALMENTE BRUTTE DA NON ESSERE BACIATE NEMMENO DAI ROSPI
Ovvero: Le rime baciate, incatenate, incrociate ed alternate e quanto male vengono utilizzate




“In poesia, la rima è l'identità consonantica e vocalica che a partire dall'accento tonico della parola a fine verso si ripete nella parola a fine verso successivo.”


 Nuovamente grazie, Wiki.



Senza fare la maestrina della situazione, ma anche le rime possono essere un buon modo di fare poesia.
Cosa non va, allora?
Il metodo puerile delle associazioni.


Adesso provo a riassumervi, in breve, cosa pensano gli autori delle loro trovate.
E sì, rispondetemi pure per le rime 😉



Es. Mi hai colpito il cuore
Perché mi hai dato amore
Ma non ci casco
Perché ho il casco
E ciao povery
Io vado con il mio liberty.
E chissenefrega del significato, ho fatto le rime
Perché tanto siamo alla fine
Di questa schifosa trovata
E ciao ciao, tanto vinco perché ho fatto la rima baciata.






Vi chiedo umilmente perdono, non so nemmeno come sia riuscita la mia mente a partorire questo scempio, che comunque è una mia creazione originale estemporanea.
Il mio lato da poetessa è stato gravemente danneggiato da questo genere di “poesie” ed ormai sono irrecuperabile.













Riprendendo le fila del discorso e tornando seri: abbiamo quattro belle tipologie di rime principali (baciate, alternate, incrociate, incatenate ed una serie di variabili allegre – giusto per complicarsi ulteriormente la vita), che non vi illustrerò nel dettaglio perché non è compito mio.


Quindi, se le rime sono di tanti tipi, perché si abusa solo della rima baciata?


All’apparenza può sembrare una scappatoia facile - «Ho avuto la trovata, faccio la rima baciata!» - ma nella realtà dei fatti è molto difficile trovare associazioni che abbiano un senso (a meno che non si abbia all’anagrafe sei anni e si conosca solo un ristretto vocabolario e ce lo si fa bastare per esprimersi quanto più creativamente possibile).


La difficoltà sta tutta nel conciliare un pensiero logico e trasporlo in versi, accoppiandoci anche il bacio non accademico.
Ed allora ecco che sovviene in aiuto google, con le sue facili scappatoie.


Per scrivere questo articolo ho dovuto studiare (ripeto che non ho lauree in materia e non insegno Italiano, anche se non mi dispiacerebbe) ed ho approfondito le mie conoscenze tramite il motore di ricerca più baddass dell’universo.
Così, quando ho googlato “RIME”, ho immediatamente compreso come alcuni autori hanno scritto i loro “componimenti”.


“Rimario italiano per trovare in un attimo tutte le rime, anche assonanti, di una qualsiasi parola.
‎Rime con amore - ‎Rime con vita - ‎Rime con mare - ‎Rime con estate”
Ed aggiungo: oggigiorno si trova anche il senno di Orlando, basta saper usare le giuste parole chiave.
Che, a saperlo, magari Ariosto ci avrebbe messo meno a completare il suo poema cavalleresco e noi meno a studiarlo.


Che emozione, nevvero?


Per puro gusto di infliggermi/vi del male, ho fatto un’ulteriore ricerca, giusto per ampliare il dolore: le rime più cercate sono (manco a dirlo) quelle sull’ammmmore, vita, cielo, estate, mare, abilità (?).
Spinta dalla curiosità di capire con cosa può fare rima “Abilità”, ho deciso di perseverare.
“Abilità” fa rima con: anfrattuosità, anzianità, aprirà, astrusità.
Ed il sito assicura anche che, “Per le tue canzoni, o poesie, potresti usare anche le seguenti parole assonanti”: gilè (mi rifiuto di leggerlo in italiano: È FRANCESE), bignè (per chi ha fame), Artù (e la tavola rotonda), alé (ooohh ohhh), acagiù (è un rosso mogano – sono ignorante, l’ho cercato anche io), oblò (Lunaaaaaaaaa – capitela), bidet.



Bidet.








Adesso capisco come le scrivono oggi, le canzoni.
A forza di synth, cori pre-registrati e splendidi testi.


Perché ci vuole “abilità” per usare un “bidet”.


Certo.



Ahimè.









ERRORRORE N.4 – LA PUNTEGGIATURA
Ovvero: Quando manca e quando abbonda. Mai una via di mezzo. Figurarsi quella appropriata.



La punteggiatura è essenziale, per la costruzione di una poesia.
È un’arma atomica per la comunicazione corretta, infatti è proprio per questo che può essere considerata di distruzione di massa se non si sa usare.
Basta togliere o spostare punti e virgole e si cambia ritmo ed efficacia dei versi.
Consiglio spassionato?
Usatela con parsimonia e non pensate che melius est abundare quam deficere, perché il troppo stroppia.
E causerà danni nucleari alle sinapsi di chi legge.







Utilizzo come esempio sempre la mia bellissima poesia a rime baciate (ormai che l’ho creata la ripropongo).



Es. Mi hai, colpito il cuore
Perché mi hai. dato amore!!!!!
Ma non ci casco.
Perché ho il casco,
E, ciao povery
Io vado con, il mio liberty.
E chissenefrega del, significato, ho fatto le rime?
Perché, tanto siamo alla fine!
Di questa schifosa trovata.
E ciao ciao tanto vinco. perché ho fatto, la rima baciata!!!!!!!!!!!!



Ho inserito assolutamente a caso la punteggiatura ed ho immediatamente ritrovato lo stile di una certa “poetessa” moderna (evito di citarne il nome, ma la mia socia Smallintrix comprenderà :D ).
Drammi a parte da lettrice a cui è venuta un’emorragia bi-oculare – e poi mi chiedono il perché sono contro i best seller! (presto l’articolo anche su questo argomento) – questo è proprio quello che intendo con POTENZA DISTRUTTIVA.
Virgole, punti e punteggiatura terminale che uccidono ciò che, nella nostra lingua madre, si chiama PERIODO (di cui ho già parlato qualche riga fa, ma ancora rientra nella sezione “questo sconosciuto”).


Wikipedia, quindi, puoi spiegarci cos’è il periodo?




“In grammatica, il periodo, o frase complessa, è un'unità complessa del discorso, composta da più frasi semplici, o proposizioni, combinate in una sola struttura dal senso compiuto.Ogni periodo grammaticale termina con un segno di punteggiatura terminale: punto fermo ( . ), punto esclamativo ( ! ), punto interrogativo ( ? ).”




Se quindi, per essere chiamato tale, necessita di un senso compiuto, vi invito a riflettere sul senso di questa frase:


es. Mi hai, colpito il cuore, perché mi hai. dato amore!!!!!


Con grandi sforzi possiamo desumere che il tizio che scrive ha ricevuto un amore che gli ha colpito il cuore, ma la punteggiatura rende impossibile anche la lettura.


La corretta punteggiatura è: Mi hai colpito il cuore, perché mi hai dato amore.


Non vi sembra più elegante?
Non vi comunica di più?
Non è facilmente leggibile e comprensibile, adesso?







Vi faccio un altro piccolo appunto: la punteggiatura terminale non è da usare come i bimbiminkia (oltremodo conosciuti come il male assoluto degli anni 2000) o come il popolo di 40enni da Buongiornissimo Kaffèeeèèèééé?!!?!?!?.
Frasi come “SoNo InDiNnIaToOoO111!!!!!1!11!!” non sono la regola, anzi non dovrebbero nemmeno esistere.
Basta un esemplare di punto esclamativo ( ! ) e punto interrogativo ( ? ) per far comprendere lo stato d’animo.
Stessa cosa vale per i puntini di sospensione ( … ): sono TRE, non due, e spesso non hanno senso di esistere in ogni verso di una composizione poetica.



Lo so, il problema è solo il mio, per questo sto scrivendo così tanto e vi sto ammorbando con questo articolo.
Ne sono consapevole: sono nata GrammarNazi e devo sopportare che…
No, non sopporto.
Sorry.


Basta, passiamo al prossimo punto.
Forza e coraggio, all’arrembaggio!










ERRORRORE N.5 – L’IMMENSA CULTURA CHE IMPONE L’UTILIZZO DI TERMINI DESUETI
Ovvero: Come risultare pedanti e saccenti inserendo vocaboli fuori contesto




Assodato che, ormai, molti poeti trovano ispirazione su google e non dalle proprie esperienze vissute, non dovremmo stupirci che, in molti versi, vi siano quelli che, volgarmente, chiamiamo PAROLONI.


Adoro quando, del tutto fuori contesto, emerge un parolone incomprensibile e completamente slegato dal significato della poesia.
Adoro, perché capisco subito – dato che la poesia parla di sé – che grande considerazione ha l’autore della sua persona.











Questo argomento mi sta molto a cuore, in quanto ho riscontrato lo stesso problema anche in molti romanzi che ho recensito: si infarcisce un testo di termini desueti, arcaici, specifici, di uso volutamente non comune…solo per impressionare!


Infatti mi impressiono, e tanto: quanto si deve essere boriosi, per arrivare ad imprimere su carta la propria sconfinata cultura personale per farsi dire «Bravo, ottimo lavoro!»?





Ricordiamo a tutti che le poesie traggono ispirazione da sentimenti reali, nascono da situazioni dolorose o meravigliose, e non hanno bisogno di essere adornate da inutili orpelli per essere incisive.




Quindi ditemi, adesso, che bisogno c’è di scrivere “Al tramonto, nella bruma dipinta di acagiù…”
 (sì, è di nuovo una mia creazione estemporanea – “acagiù”, adesso che l'ho imparato, lo inserisco praticamente ovunque), quando si potrebbe scrivere benissimo: “Al tramonto, nella bruma dipinta di rosso…”?








Questa volta parlo da lettrice: mi annoia da morire che, per comprendere tali versi, devo staccare la lettura ed andare su wikipedia o comunque a googlare che cosa caspita significano alcune parole.
Perdo il filo del discorso e sono costretta a rileggere (cosa che odio profondamente).


La poesia nasce per descrivere sentimenti puri, non per far vedere quanto si è bravi a comporre e quante lauree si hanno.
Se lo fate per questo vi prego, smettetela.
Non continuate.
I versi devono essere genuini, che parlano al cuore e non alla mente.
Devono emozionare attraverso il vissuto personale.
Quanto si è buttato sangue e sudore sui libri non interessa al lettore.


All’estimatore piace immedesimarsi, altrimenti non comprerebbe un libro di poesie ma un romanzo.











ERRORRORE N.6 – TI PIACE VINCERE FACILE? 😉
Ovvero: Tutte quelle volte che avrei voluto cantare “ponci ponci popopo” e farci una risata, ma invece mi sono venuti istinti omicidi




Ho tenuto per la fine il pezzo forte degli ERRORRORI.


Cosa c’è di peggio dello scrivere male, non sapere la grammatica con annessi e connessi, inserire paroloni e tutti gli altri 5 punti precedenti?


Esatto: il PLAGIO.
O, come viene chiamato oggi, “L’omaggio”.
Solo che non è specificato, quindi va da sé che è uno scopiazzamento.


Se quello che ho descritto prima era degno di urla da parte dei miei colleghi GrammarNazi, qui si sfiora la follia.






Il motivo per cui sconsiglio a molti ragazzini di intraprendere la carriera di recensore è perché, oltre alla gratuità della cosa, ne devi sapere sempre più della media di lettori per offrire un parere chiaro, esaustivo e completo.
E credetemi, è stancante e frustrante leggere di “omaggi non specificati” e sentirsi dire che «No, non la conoscevo la poesia!» quando è lampante che invece sì, la conosceva ma credeva che, essendo il testo non così tanto famoso…poteva benissimo campionare un po’.
Peccato che, statisticamente, ci sarà sempre qualcuno che la conosce.


Mi è capitato un po’ troppe volte, ma il top l’ho proprio letto qualche giorno fa.


Vi riporterò solo le frasi incriminate:


“[…] Nel bel mezzo di un sogno in una notte di mezza estate, […][…] l’amor che move il sole e l’altre stelle. […]”









Riconosciuto qualcosa?



Se no, male. Molto, molto male.
Se sì, converrete con me che due righe scritte così non collimano con il resto del testo, palesemente scritto male e raffazzonato, nel pieno stile di qualcuno che cerca di emulare i grandi colossi della letteratura ma - che ve lo dico a fare? -  non ci riesce, e palesa tutta la sua immaturità nel campionare il titolo di una delle commedie più famose del Bardo e dell’ultimo pezzo del Paradiso del Sommo Vate.


Certo è che con Shakespeare e Dante è un pelino più difficile vincere facile, dato che teoricamente il mondo intero conosce tali opere.









Quindi, aspiranti poeti, create versi originali e non cercate la gloria all’ombra dei colossi.
Finireste per uscire alla luce nel modo peggiore ed attirereste solo pareri negativi.





E questo è quanto.
Sei motivi per disperarsi.
Sei spunti di riflessione per migliorarci tutti – me compresa – nella stesura delle poesie.
Spero sia stato di aiuto per tutti voi e che vi siate fatti qualche risata amara.



Passiamo ai ringraziamenti, questa volta sono obbligatori:

  • A Wikipedia, che mi ha aiutato con le definizioni;
  • A Google, che mi ha permesso di studiare bene l’argomento prima di scrivere cavolate e mi ha insegnato cose che non sapevo;
  • Ai miei genitori, che mi supportano sempre e da sempre e mi tollerano a stento quando comincio a parlare degli articoli-che-sto-scrivendo/libri-letti-o-in-lettura/poesie-e-romanzi-che-sto-scrivendo; 
  •  A mia mamma, che è la mia beta-reader in incognito ed è stata la prima a ridere per la poesia a rime baciate;
  • A me, che mi sopporto da sola. Che sfido il mondo convenzionale con le mie Unpopular Opinion e questi articoli antipatici. Che mi sono rifiutata di studiare Lettere, perché volevo lavorare nel marketing e con le statistiche. E sono diventata una fotografa. Ma il mio primo ed unico amore è, e sarà sempre, il giornalismo. In un’altra vita, magari, farò anche questo;
  • Ultimo ma non ultimo: A VOI. Voi che mi seguite, che mi avete chiesto su Instagram questo articolo. Voi che mi supportate, che mi spronate a fare sempre meglio. La “Soffitta” è nata per voi, e la state popolando con un amore che fa bene al cuore (scusate, sono reduce dalle rime baciate 😉). Leggete, vivete, amate, e…continuate a seguirmi! (Se no chi vi fa ridere? Ahahahah) 




DISCLAIMER: Questa guida non pretende di insegnare nulla o di offendere qualcuno, ma è scritta con il solo scopo di far riflettere.
E' stata scritta interamente da me e prende spunto dalle mie espierienze dirette (tranne le parti prese da Wikipedia ed opportunamente citate) ed è costata tempo, fatica e studio intensivo.
L'articolo NON può essere assolutamente copiato e/o campionato, essendo l'intero sito protetto dalla licenza CreativeCommons.
Può essere invece citato, riportando la fonte con link al mio blog. 
Usi illeciti verranno regolamentati con l'utilizzo delle leggi del diritto d'autore.

Per qualunque altra informazione e/o richiesta mandare una mail a lasoffittadeilibridimenticati@gmail.com.





4 commenti:

  1. Ahahahah super divertente e approvo tutto quello che hai scritto, sicuramente un post da far leggere a molti!

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Mi piace sapere cosa ne pensa la gente di quello che dico..
Avanti..COMMENTATEEEE!!!!! :D

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