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Intervista - Arianna Nese



 
Ciao a tutti, miei cari lettori, e benvenuti alla nuova sezione della Soffitta: le Interviste!

Oggi siamo in compagnia di Arianna Nese, autrice di "Ci vediamo all'inferno", libro di cui ho parlato qui.






Chi è Arianna Nese








Nata il 12 agosto 2001, vive a Salento (SA). Da quando ha imparato a scrivere non ha più smesso, anche se il suo sogno è diventare imprenditrice. Come hobby ama scrivere libri traendo ispirazione dai suoi nonni e dai suoi amici più cari. Ha pubblicato con la BookSprint Edizioni il suo primo romanzo “L’ angelo che diventò un diavolo” nel 2015, grazie al quale ha rilasciato numerose interviste.











Ciao Arianna e grazie per aver accettato di fare questa intervista!


  • Ciao! Grazie mille a te per la possibilità.



Innanzi tutto complimenti: hai sedici anni e già due libri all’attivo. Come ci si sente ad essere una “scrittrice in erba”? Senti delle responsabilità a riguardo?

  • In realtà non mi sento proprio una "scrittrice". Semplicemente, sono una ragazza che adora scrivere, senza neanche pensarci molto in realtà. Metto su carta tutto quello che mi passa per la testa e..basta ahaha.



Nei tuoi libri ho notato una forte componente realistica. 
Quanto del tuo vissuto c’è nelle problematiche che affrontano i protagonisti dei tuoi libri?


  • Del mio vissuto c’è ben poco, in realtà. Scrivo di ciò che mi circonda, ma non di ciò che mi capita. Prendo ispirazioni da quello che mi raccontano i miei nonni e dalle esperienze dei miei amici più intimi.



Hai dato il tuo nome e cognome alla protagonista femminile del tuo libro. Nella recensione ho ipotizzato la tua ispirazione al Iacopo Ortis di foscoliana memoria in quanto l’alter ego dello scrittore sancisce la fine della sua controparte cartacea per rinascere dalle forti delusioni nella vita reale.
È come se l’Arianna scrittrice si fosse distaccata dall’Arianna cartacea per celebrare la fine di quest’amicizia nata male e finita peggio. Quanto della mia teoria è reale?


  • In realtà non ci ho pensato molto. Ho messo il mio nome e cognome per far capire al lettore che questa storia per me è importante, parte di me. Tutti i personaggi hanno nomi reali, siamo un gruppo di amici un po' problematici che cercano di aiutare altri ragazzi problematici con le proprie storie e pensieri. L'Arianna del libro è molto diversa da me, devo ammetterlo, ma alcune sue scelte sarebbero state le mie, in certi casi.



In “Ci vediamo all'inferno” si parla di molte tematiche “scomode” per il mondo, quali bullismo, depressione, autolesionismo, droga, suicidio. Come mai hai scelto proprio questo tipo di soggetto?


  • La scelta iniziale era di raccontare, romanzando un po', la storia di Mattia, un "finto bullo" autolesionista che trova conforto solo nel mondo virtuale. Doveva essere un messaggio per i genitori, per i professori...per gli adulti. Per far capire che un ragazzo ha sempre bisogno di aiuto, anche se non lo dà a vedere. Però raccontare solo di lui non avrebbe dato molto risultato, quindi ho aggiunto man mano tutti i ragazzi del gruppo dove ho conosciuto Mattia, con i loro vari problemi e, aiutata da loro, ecco il risultato finale. Sperando che il messaggio arrivi, noi continuiamo a scrivere.



Dato il tema del tuo ultimo libro, sebbene lo svolgimento sia molto diverso e la storia sia narrata in prima persona dal bullo, qualcuno lo ha mai paragonato a “Tredici” di Jay Asher od alla serie tv omonima? E come ti senti/sentiresti al riguardo?


  • Non credo che il mio romanzo sia paragonabile a Tredici. Tredici è un capolavoro, una storia bellissima piena di messaggi che tutti dovrebbero comprendere. Paragonare il mio romanzo a questo sarebbe un bellissimo complimento.



Parliamo di una piaga che sta distruggendo l’anima pura delle famiglie: secondo te, che vedi il mondo dal punto di vista di “figlia adolescente”, qual è la più grave mancanza che i genitori oggi hanno nei confronti dei figli? E che ruolo hanno nella riuscita o nella disfatta della prole?


  • I genitori, per un adolescente, devono essere un esempio, un punto di forza e di riferimento. La più grave mancanza che hanno è di sminuire i problemi importanti e pensare di più a come la società vede il proprio figlio. Fortunatamente i miei genitori non sono cosi, li ringrazio tantissimo, ma di genitori che pensano solo all'aspetto materiale e non all'affetto ce ne sono parecchi.



Sempre riguardo a “chi potrebbe fare ed aiutare ma volta lo sguardo altrove”: i professori quante volte preferiscono ignorare le richieste d’aiuto per evitare qualunque problema con i bulli? Ti è mai capitato - od è capitato a qualcuno vicino a te - di avere bisogno di un aiuto da parte “degli adulti” e renderti conto di essere sola?


  • I professori, nella maggior parte dei casi, non si accorgono di ciò che succede nella classe. Le vittime sono brave a nascondere le "ferite" ed i bulli sono bravi a fingere. Io sono stata vittima per molti anni a scuola, ma mai silenziosa. Mi sono sempre vendicata, in un modo o nell'altro. Ho sempre raccontato tutto a mia madre e, fino ad adesso, non mi sono mai chiusa in me stessa per colpa di persone che in realtà avevano solo bisogno di comprensione. Intanto i professori non mi hanno mai detto nulla, e nemmeno ai ragazzi "bulli". Sempre aiutata dai miei amici, però, non mi sono mai arresa.



Hai anche incentrato la storia sul mondo della tecnologia, sul trovare il coraggio di essere se stessi solo dietro lo schermo di un pc o di uno smartphone, trincerati dietro un nick che fa sentire protetti e sicuri di sé anche le persone più timide ed insicure. 
Che rapporto hai con la tecnologia, in che modo secondo te aiuta o crea problemi agli adolescenti (come ad esempio il cyberbullismo)?


  • Io sono molto contenta che la tecnologia esista. Mi ha aiutato molto. Aiuta milioni di adolescenti a confidarsi, a liberarsi dai problemi ed a trovare amici che di sicuro non avrebbero trovato tra i bulli a scuola. Ho trovato amici VERI, anche nei dintorni e che posso incontrare spesso, che sono MIGLIORI di molte persone vicine con cui ho perso solo tempo. Si, ovvio, esiste anche il cyberbullismo, ma non dovremmo preoccuparcene: Questi "leoni da tastiera" possono essere facilmente rintracciabili e addestrabili. Basta soltanto avere un po' di coraggio di denunciare.



Una cosa che mi è molto piaciuta di questo libro, oltre la schiettezza del racconto, è stata come, alla fine, i ragazzi di cui hai narrato le vicende scoprono che quello che li aveva accomunati fino a quel momento era l’amicizia, anche se non se ne rendevano conto. Nella tua vita quante volte ti sei ricreduta su delle persone, specialmente in ambito scolastico?


  • Sarò sincera, in ambito scolastico mi sono sempre ricreduta di tutti. Quelli che credevo buoni amici si sono rivelati i peggiori, mentre quelli che tenevo a distanza adesso sono i miei migliori amici. Mai fidarsi subito di una persona, alla prima distrazione non sai mai cosa può succedere. Io scelgo molto attentamente di chi fidarmi, sono contenta degli amici che ho.



Il messaggio che il tuo libro vuole dare è che la via d’uscita c’è sempre, che non serve a nulla fingere di essere qualcun altro e che non è sintomo di debolezza chiedere aiuto. Purtroppo, peró, c’è chi non riesce ad uscire dalla depressione e non riesce a vedere che esiste “la luce in fondo al tunnel”, preferendo il suicidio. Secondo te è una forma di debolezza o è la forza della disperazione di chi ha chiesto aiuto ma non è mai stato ascoltato?


  • Il suicidio non è mai la soluzione, soprattutto per un adolescente. Hai una vita davanti, non puoi arrenderti cosi. Sfogati con qualcuno. Se non hai nessuno che ti ascolta scrivi, disegna, canta, urla al mondo le tue emozioni. Qualcuno ti ascolterà, alla fine, e vivrai la tua vita al meglio andando sempre avanti. Tutti hanno problemi, alti e bassi, momenti di debolezza assoluta, ma tutti possono rialzarsi. Come dice un proverbio giapponese: "Nanakorobi yaoki", letteralmente: "caduto sette volte, si rialza otto."




Un’ultima domanda e poi ti lascio andare: quanto è difficile, nel 2017, essere adolescenti in un mondo in cui la superficialità regna sovrana?


  • Vivere in un mondo superficiale non è semplice nemmeno per gli adulti, ma nessuno ha il coraggio di parlare. Se dessimo un piccolo contributo ciascuno, sono sicura che potremmo migliorarlo, questo mondo. Noi "Funzichi" ci stiamo provando con questo libro e i suoi messaggi, altri scrittori emergenti stanno facendo lo stesso. Ci riusciremo, noi adolescenti, a cambiare questo mondo? Chi lo sa.



Grazie per aver risposto alle mie domande, Arianna!
Seguirò con interesse il tuo percorso.










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